Dalla parte delle bambine

Quest’anno sento un numero sempre maggiore di donne sostenere che la festa della donna non ha ragione di essere, o quanto meno che non c’è nulla da festeggiare o da augurare.

È una posizione che, di norma, dovrebbe vedermi d’accordo. Io infatti non sono convinta che esistano “le donne” e “gli uomini”, e soprattutto che si possa assegnare in modo univoco e definitivo ad ognuno di loro tutta una serie di attributi. Del tipo le donne sognano un matrimonio e una famiglia, mentre gli uomini inseguono la libertà. Fino a quelli più banali, tipo le donne non capiscono cosa sia un fuori gioco e gli uomini odiano fare shopping.

Sono allergica ai discorsi sulle quote rosa, tanto per fare un esempio. Non sopporto i discorsi su come il mondo sarebbe migliore se governassero le donne. Quello che penso è che le donne sono individui, sono persone.  Alcune intelligenti e alcune no. Alcune oneste e alcune no. Alcune capaci e altre no. Alcune ambiziose e alcune no. Alcune migliori di altre donne, alcune migliori di alcuni uomini, altre normali, mediocri, anche pessime, esattamente come capita tra la popolazione maschile. Insomma, essere donna non è garanzia di qualità, esattamente come non è etichetta di inferiorità.

Detto questo, dovrei essere contraria ad una “festa” che sembrerebbe voler trattare le donne come una minoranza debole, come una specie protetta da tutelare e coccolare, con quella patetica indulgenza che si riserva a chi nasce sfortunato.

Se qualcuno intende l’8 marzo in questi termini, gli consiglio effettivamente di lasciare perdere. Ma io non penso che la festa della donna sia questo. Penso invece che le donne non godano ancora degli stessi diritti degli uomini. Penso che viviamo ancora immersi in una mentalità spesso misogina, maschilista e sessista. Penso che magari tutto questo non sia così smaccato come una volta, ma che serpeggia ancora nella quotidianità di ognuno di noi. Penso che non sia accettabile che una donna di 30 anni fatichi ancora a trovare lavoro, perchè le aziende temono che a breve possa chiedere una maternità. Penso che non sia accettabile che tutti quanti ritengano ovvio che una donna a 30 anni chiederà a breve una maternità.

Penso insomma che sia ancora difficile pensare a una donna semplicemente come a una persona.

Una collega oggi mi ha detto che per tutto questo non serve una giornata e un mazzolino di mimose, ma che questo andrebbe ricordato ogni giorno. Verissimo.

Io oggi festeggio e ricordo tutte le donne che si sono sacrificate perché io possa avere la patente, prendere la mia macchina da sola, uscire la sera e tornare a casa come e quando voglio. Perché il mio stipendio sia uguale a quello di un uomo e perché io possa decidere da sola cosa fare della mia vita.
Festeggio la mia bisnonna che lavorava alle Poste e che ha insegnato a mio nonno e a suo fratello a cucinare da soli e a badare alla casa, mentre lei era lavoro. Festeggio mia nonna che ha lottato tutta la vita contro il ruolo di donna che le era stato assegnato. Festeggio mia madre che mi ha insegnato ad essere semplicemente la bambina che avevo voglia di essere, a giocare con il Lego e ad appassionarmi di fantascienza. Festeggio mia sorella, una delle donne più forti e tenaci che io abbia mai conosciuto. Festeggio tutte le donne che, in modo più o meno eclatante, hanno cercato di essere considerate prima di tutto persone.

Un giorno non è nulla, ma è qualcosa. Poi ci sono tutti gli altri, nei quali è importante continuare ad affermare quello in cui si crede. Cercherò di fare la mia parte anche domani. Nel frattempo, alla festa della donna io ci tengo. Alle mimose, al karaoke e alla pizzeria no. Ma cosa c’entra?

More about Dalla parte delle bambineNota dal titolo.
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